MILANO - Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, inviperito martedì 31 marzo si era scagliato contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedendo una punizione. Tra gli «imbecilli» c'era Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso che, in seguito allo sciame sismico che sta interessando l'Abruzzo da più di un mese, Leggi ancora...
Che altro dire? Bertolaso dimettiti? L'hanno fatto in molti.
Penso sia solo il caso di stare zitti una volta tanto...
IL NEMICO DEL POVERO È IL PIÙ POVERO E COSÌ ALL'INFINITO
Questo mondo non mi appartiene.
O, forse, sarebbe più appropriato dire che io non appartengo a questo mondo.
Non mi ci identifico, non mi ci riconosco, non mi rappresenta.
Non riesco, da giovane occidentale privilegiata, a trovare la mia dimensione di serenità.
E di chi è la colpa? È mia, della crisi economica, della disoccupazione, dell'inflazione, della xenofobia.
Per me tutto questo non è che il risultato di un percorso ragionato. Perché popoli disinformati, scoraggiati e spaventati sono più facilmente plasmabili. È più facile spremerne l'essenza per arrecare beneficio a chi ha messo in atto un percorso di regressione come quello che stiamo attraversando.
E la cosa mi lascia mal sperare.
Soprattutto perché so bene di vivere in un posto in cui la gente è addormentata e accetta, senza pensarci, tutto quello che gli viene proposto, stordita da lotterie nazionali, lustrini, pacchi e troni pomeridiani.
Sogno una dimensione in cui il desiderio di avere una casa in cui vivere e un lavoro che permetta di pagarsi poche necessità non debba essere una chimera ma un progetto di vita realizzabile.
Mi spaventano i discorsi della gente che è finita nei centri di accoglienza. Stipendi e pensioni non bastano più a mantenere uno stile di vita dignitoso. Ma chi ne è vittima non sempre è in grado di riconoscerne il responsabile. C'è chi sostiene che sia stata una cosa giusta, da parte dei Casalesi, ammazzare tutti quegli immigrati. "È colpa loro se noi siamo finiti qui a fare la fila per avere da mangiare. Si sono presi quel po' di lavoro che ancora avevamo...". E così il nemico del povero diventa il più povero, fino al miserabile.
Ancora, mi spaventano i discorsi di chi parla per slogan appellandosi a ideali che definire anacronistici è poco. Non basta indignarsi e poi non fare niente. Non basta darmi la colpa se penso di comprarmi un divano all' Ikea perché non potrei permettermi altro.
Io mi scuso con chi leggerà, ma sto attraversando il mio momento di smarrimento
Welcome back miei cari.
Eccomi qua. E non da sola.
Come, forse, avrete constatato il prescelto coinquilino del mio conteso cranio si è, ormai, stabilito nei meandri più nascosti del loco.
È fortemente probabile che le mie lunghe assenze siano strettamente correlate all’evento in questione. Dopo tutto c’era da aspettarselo viste le referenze in scheda.
A quanto pare il dramma di dimenticarsi tutto non è il suo problema più grande. Di fatti il nostro Osvaldo è solito smarrire cose ben più importanti delle chiavi della macchina. Mi riferisco a sé stesso.
Si perde continuamente. Non riesce ad ambientarsi e mi succedono cose a dir poco irritanti.
È per questo che non ricordo quasi mai perché sono entrata in una stanza. E credo sia per questo che ieri ho baciato il postino chiamandolo morbido budino. In compenso la posta mi arriva puntuale.
Diciamolo: ci hanno rotto un po’ i santissimi.
Su, andiamo, lo so che lo pensate anche voi.
Mi riferisco a tutte quelle bloggers, fotobloggers, pseudo musiciste-poetesse-pittrici-ricamatrici-pettinatrici di cani che trasudano affascinante sofferenza.
Quelle che si fotografano in posa da Ophelia annegata, che meditanto e scrivono di volersi tagliare le vene, che ascoltano raffinate versioni di musica dance in do minore eseguite dalla filarmonica di Borgofranco d’Ivrea.
Ma, ragazze mie, allegria! Capisco molto bene che dall’alto dei vostri 20 anni scarsi avrete, ormai, visto cose tra le più crude e deprimenti nei vostri numerosi viaggi in cerca della verità in mezzo alla miseria, ma ora basta!
Gioite delle vostre mutande firmate, delle vostre costosissime fotocamere d’ultima generazione e della vostra vasta collezione di tatuaggi autoprodotti.
Perché, credete a me, non solo gli anni ’70 sono finiti da un pezzo ma, tutto sommato, siete nelle condizioni di farvi una risata ogni tanto.
E qui mi chiedo:
Che ci sarà mai di male nell’essere allegri?